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Il comprensorio della Val Vibrata

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Situata a Nord-Est dell'abruzzo sulla riviera Adriatica, la Val Vibrata, è il territorio più importante della regione abruzzese, con i suoi 30 Km il fiume vibrata, che dà l'ononimo nome alla valle. La sua sorgente ha origine nel versante orientale della Montagna dei Fiori sotto la cima del Monte Girella, a 1697 metri s.l.m e sfocia sulla costa adriatica. I Comuni che fanno parte di questa valle sono:
Alba Adriatica, Ancarano, Civitella del Tronto, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Martinsicuro, Nereto, Sant'Egidio alla Vibrata, Sant'Omero, Torano Nuovo e Tortoreto.
La Val Vibrata è la regione dell'Abruzzo che più si occupa dell'industria tessile e manufatturiera, e dove si possono degustare antiche ricette sia ittiche che montane.
Partendo da Tortoreto lido dove si può visitare laTorre dell'Orologio bella ed elegante nello stile, proseguiamo trovando la Cappella della Misericordia che è la chiesa più bella e più importante di tutto Tortoreto, grazie al suo interno completamente affrescato. Altra chiesa molto bella, quella di S. Agostino, in passato denominata di Sant'Antonio. Si può inoltre visitare la Chiesa S. Nicola di Bari, costruita prima del 1000 dc. . Con i quattro chilometri di ampia spiaggia, finissima sabbia dorata, rendono il soggiorno una gradevole vacanza. Un'ampia pista ciclabile e pedonale che unisce i comuni di Giulianova, Tortoreto, Alba adriatica, Villa Rosa (frazione di Martinsicuro) e Martinsicuro, di 20 Km circa, offrono l'opportunità di mantenersi in forma e di fare lunghe passeggiate, lontani dai pericoli automobilistici.
La cittadina di Tortoreto Alto, in perfetta simbiosi tra il mare e le verdi colline circostanti, rappresenta quasi una terrazza sul mare, a 227 metri di altitudine, custodisce ancora ricche testimonianze rinascimentali.
Continuando con il percorso si arriva ad Alba Adriatica, poiché è stata parte del comune di Tortoreto fino al 1956, i due centri hanno avuto uno sviluppo comune. Accoglie d'estate tra i 30mila e i 50mila turisti, attratti dall'incantevole vita notturna, dalle ampie spiagge sabbiose, dalle piste ciclabili e di pattinaggio. Interessante vedere il Torrione la torre di Alba Adriatica si presenta come una costruzione tutta in mattoni, molto tozza, presidiata ma in totale abbandono, abbiamo la sua data di costruzione che probabilmente risale al 1568, sui ruderi di un vecchio castello che svolgeva la funzione di torre di avvistamento e sorvegliamento delle coste adriatiche. Continuando si possono visitare le Ville Gentilizie, la villa Chiarugi, detta anche Favorita, può essere annoverata senz'altro tra le ville residenziali. La sua costruzione, fu progettata e realizzata nel 1720 ad opera dell'architetto Rozzi. Furono erette sui resti di un tempio votivo pagano, invece, la chiesa e la cappella gentilizia. La villa Gianluca Palma, progettata nel 1908 dall'ingegnere Domenico Gialluca per l'abitazione di famiglia e realizzata negli anni a seguire, permangono gli schemi di un classicismo ottocentesco consolidato e robusto. Villa Zannoni l'edificio di moderna concezione decorativa e strutturale, le decorazioni floreali, che si sviluppano lungo la fascia lignea che corre al di sotto del cornicione aggettante, conferiscono allo stabile maggiore signorilità e stile. Chiesetta di S. Vincenzo Ferri fu fatta costruire dalla famiglia Guidobaldi, notaio in Nereto, è situata in contrada Basciani, vicino al campo sportivo di Alba Adriatica.
Arrivando a Martinsicuro, località balneare, nel centro storico custodisce una torre di guardia con le insegne di Carlo V, posto alla foce del Tronto, ha rappresentato fin dall'antichità un ottimo habitat per l'uomo. I Liburni, nel V-VI millennio a.C, per la loro espansione sulle coste centrali dell'Adriatico, scelsero questo territorio provenienti dalla Dalmazia, quale principale avamposto. Nel periodo romano, l'antica Martinsicuro si chiamava Truentum, fu un importante porto Romano sull'Adriatico, soprattutto perchè nel suo territorio si raccordavano due importantissime strade consolari romane: la Salaria, che collegava direttamente la costa dell'Adriatico centrale con Roma e la Traiana che, passando lungo la costa, univa la Flaminia con la Tiburtina. Fiancheggiano, Palme, oleandri e pini in un lunghissimo lungomare con spiagge sabbiose e bassi fondali. L'origine di Colonnella risale circa al periodo preistorico (intorno al 5000 a.C.) , nel periodo Romano fu un importante centro commerciale marittimo che man mano si sviluppò, opifici per la fabbricazione della porpora e per la tessitura e la tintoria delle lane, furono la punta di diamante per la ricchezza e lo sviluppo della cittadina. Negli anni della seconda guerra mondiale, Colonnella divenne uno dei maggiori centri di presidio delle truppe tedesche. Venne liberata dagli Anglo-Americani nel giugno 1944. Sorge su una collina alla destra del fiume Tronto, nei giorni di serena è possibile vedere tutt'intorno, dal mare adriatico alla valle fino ad Ascoli Piceno, al Gran Sasso, alla Majella, ai Monti Sibillini.
Continuando si arriva su una collina del breve entroterra percorrendo la provinciale dove si erge Controguerra 267 metri s.l.m., nella parte più alta si erge il torrione del Palazzo ducale. Vantando un gradevolissimo clima temperato per la vicinanza del mare e dei monti della Laga, oltre al panorama incantevole. Le sue radici risalgono molto probabilmente gia al periodo preistorico e romano, anche se è in epoca rinascimentale che ha conosciuto il suo massimo splendore.
Continuando sulla provinciale si arriva ad Ancarano che sorse in epoca remota intorno al tempio della Dea Ancaria. Si possono ancora ammirare le mura e le due porte (da Monte e da Mare) dell'antico borgo fortificato. Carlo Magno lo ricostruì e lo donò al vescovo di Ascoli Piceno. Nel 1808-1812 fu aggregato al Regno Napoleonico. Entrò a far parte dello Stato Pontificio nel 1818, e fu incorporato nella Repubblica Romana nel 1848. Annesso al Regno delle Due Sicilie nel 1852, il 21 Ottobre del 1860 aderì con plebiscito al Regno d'Italia.
Fu vico romano con il nome di "ILIUM", Sant'Egidio alla Vibrata, che in latino antico denominava "Troia", città dalla quale i romani pretendono la discendenza. Con l'Unità d'Italia, il Comune di Sant'Egidio alla Vibrata con un decreto reale del 23 giugno 1863, diventò parte del regno. Oggi è il comune della valle più popoloso e ricco di industrie.
Scendendo lungo la provinciale fino a Valle Lempa e proseguendo lungo la SS 81, passando per il borgo di Faraone, ci si ritrova a Civitella del Tronto, situata a 589 m s.l.m. sul confine tra Abruzzo e Marche. Fa parte della "Comunità montana della Laga" e del "Club dei borghi più belli d'Italia". Cittadina aristocratica, ricca di arte e di storia, sorge su una rupe rocciosa di travertino ed è sovrastata dalla Fortezza, ultimo baluardo dei Borbone prima dell'Unità d'Italia. Le prime testimonianze storiche certe la collocano nei secoli X-XI , ma si anno ritrovamenti che risalgono anche al Neolitico e al Paleolitico superiore. Per la sua particolare posizione geografica di confine con lo Stato della Chiesa, ebbe sempre una grande rilevanza strategica. Nel 1557 fu posta d'assedio da parte del francese Duca di Guisa, generale di Enrico II alleati con il Papa Paolo IV, benché feroce e violento, non riuscì a espugnare la città, tanto che il Duca, nel maggio dello stesso anno, tolse l'assedio e si ritirò presso Ancona. La vittoriosa e valorosa resistenza che il popolo della cittadella riuscì a riportare venne ben visto nell'intero Regno, tanto che ai suoi cittadini furono tolti gli oneri fiscali da pagare al Regno, per quarant'anni, e a spese del demanio regio furono restaurati gli edifici e la Fortezza. Per lo stesso episodio nel 1589 fu elevata al grado di Città e le fu conferito il titolo di Fidelissima da Filippo II di Spagna. L'esercito di Vittorio Emanuele II di Savoia strinse d'assedio Civitella il 26 ottobre 1860; e mentre il Regno di Francesco II finisce il 13 febbraio 1861 con la caduta di Gaeta, e la resa venne conclusa il 17 marzo con la proclamazione in Parlamento, a Torino, del Regno d'Italia; Civitella cade il 20 marzo 1861, tre giorni dopo che fu sancita l'Unità d'Italia. Questo episodio la rende l'ultima roccaforte borbonica a piegarsi all'invasione piemontese. In seguito all'acquisizione l'esercito sabaudo bombardò il forte per spegnere gli ultimi focolai filoborbonici. Da visitare sono senz'altro le Grotte di Sant'Angelo e Salomone, numerose grotte ricche di stalattiti e stalagmiti delle quali le più note sono quelle con l'ononimo nome.
Percorrendo, la provinciale, non è difficile raggiungere Sant'Omero, a 209 m. sul livello del mare. Le sue origini, forse tra le più antiche della vallata del fiume Vibrata, si hanno grazie ad un ritrovamento di una iscrizione sabellica su un cono di arenaria, ora conservato al museo civico di Teramoo. La costruzione della via Metella e Salaria favorirono, sia l'economia del posto, sia l'insediamento di molte famiglie nobili romane, le quali acquistarono molti poderi per edificarci. Nel 1644 il territorio fu in seguito acquistato dal casato dei Mendoza, che ne furono i signori sino all'eversione della feudalità (1806). Dopo quell'anno si crearono nel territorio numerose proprietà terriere borghesi che hanno caratterizzato l'intero panorama agrario e la vita delle popolazioni della val vibrata, sino a pochi decenni or sono. Spartiacque tra i due fiumi Vibrata da un lato e Salinello dall'altro, l'economia agricola ricca e fertile, ha un impulso assai forte; nel territorio si coltivano soprattutto i cereali, le olive, uva da vino e la frutta, mentre l'allevamento si basa molto sui bovini, ovini e suini. Molto attivo è il commercio del bestiame.
Sempre sulla provinciale situato a 14 km dal mare ed a circa 25 dalla montagna, ad un'altitudine di 240 metri si colloca Torano Nuovo, questo antichissimo borgo s'identifica quasi nella storia millenaria del suo vino generoso, poichè dal commercio prosperoso di questo prodotto, i toranesi trassero, nel passato, fama di ineguagliabili vignaiuoli. I secoli hanno di poco mutato il volto pacioso dell'antico villaggio che continua a vivere, anche in questi momenti di caos, la sua calma, tranquilla vita di sempre. Di origini etrusche (lo stesso nome gli deriverebbe dalla dea Turan ), fu sempre centro agricolo importante, dedito soprattutto alla coltivazione di quell'antico vitigno tuttora oggetto di contesa tra Abruzzo e Toscana, dal quale l'avito vignaiuolo, spremeva (ce ne informa Plinio ) quel vino dalle virtù curative che servì ad Annibale, reduce dalla battaglia del Trasimeno, per curare i suoi rognosi cavalli e che l'imperatore Diocleziano, con apposito editto, onorò di un prezzo altissimo per l'epoca: trenta denari di bronzo al "sestario". Lo chiamarono vino dei colli Palmesi, ma non poteva trattarsi che dei nostri vini, perchè, a distanza di tanti secoli, quel che oggi chiamiamo Montepulciano d'Abruzzo, continua ad avere la sua zona clu negli opulenti vigneti toranesi.
Proseguendo con la provinciale, a 163 m. sul livello del mare, si trova la cittadina di Nereto, antichissimo centro storico, il suo singolare nome in molti credono che derivasse da Neretum, in ricordo della città situata nella parte sud-occidentale della Grecia, da dove provenivano i Liburni, che colonizzarono le nostre terre. Prima del 1860, Nereto si mise in prima linea, tra i territori provinciali, per la creazione del Regno d'Italia, dando vita a moti carbonari e risorgimentali. Nereto si trova immersa in una vallata ricca sia per l'agricoltura e sia per l'industria. forte è quella del vestiario e dell'abbigliamento con molti maglifici, anche l'industria dei laterizi, del metalmeccanico e alimentare soprattutto quella dei materassi ha una notevole notorietà. L'agricoltura prevalentemente è dà cereali, olive e uva da vino.
Centro agricolo, e situato a 132 m. nella valle del torrente Fontanelle, affluente del Vibrata, nella vicina località di Ripoli risalente circa a 5000 anni fa, che sorgeva nel suo territorio e che rappresenta uno dei più famosi centri preistorici d'Italia, ha dato il nome a una particolare cultura caratterizzata da produzione di ceramica a fasce dipinte, è l'antica città di Corropoli, varie supposizioni sono state fatte per questo bizzarro nome, la più curiosa e cinta di mistero comunque è, Core Polis: "città del cuore, per le mura, a fortificazione del centro storico, che, girando attorno ad esso, formano un cuore con la madonnina sulla punta". Cittadina di stampo medievale, posta a circa Km.7 dallo sbocco autostradale dell'A14. Nel III secolo a.C., l'area di Corropoli entrò a far parte dell'Impero Romano insieme alle zone circostanti. I Romani costruirono sul suolo Corropolese ville e templi pagani. Durante degli scavi tra gli anni '70 e '90 sono stati rinvenuti decine di manufatti in terracotta, quali anfore e ciotole, e resti di ville e strutture monastiche sono perdurate fino ai giorni nostri. Tra il 1393 e il 1760 Corropoli è sotto il dominio degli Acquaviva, duchi di Atri. I duchi di Acquaviva furono diciannove. A Corropoli si trova prova della diffusione del cristianesimo durante questo periodo. Sono arrivati fino a noi infatti le suggestive chiese e monasteri come L'Abbazia S. Maria di Mejulano ("la Badia"), il Monastero di Gabbiano e (più tardi) la Chiesa Parrocchiale di Sant'Agnese, il Convento di S. Maria degli Angeli, la Chiesa di S. Giuseppe e la Chiesa di S. Donato, risale a questo periodo anche la costruzione della Torre Campanaria di Corropoli, che oggi è considerato il simbolo della città. Corropoli è sede di diverse manifestazioni estive, come il Palio delle botti, e "Agosto a Corropoli" dove si possono riscoprire tutti gli antichi sapori di queste terre.

 

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